Un genio maledetto
di nome Caravaggio

La vita e le opere di Caravaggio, sono sul piccolo schermo grazie al kolossal http://www.raifiction.rai.it/raifiction2006fiction/0,,1745,00.html prodotto con grande sforzo da Ida Di Benedetto e Stefania Bifano della Titania per Raifiction. Protagonista un ottimo Alessio Boni che ha vestito i panni del celebre Maestro. La regia è stata firmata da Angelo Longoni.
Giancarlo Leone

 

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Chi era davvero Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio? Era una persona geniale, dissoluta, umorale. I documenti non rivelano tutto ciò, ma neanche la storia. Solo i quadri ci fanno capire chi realmente fosse Caravaggio, sono la sua testimonianza.

 

 

 

Ed è da quelli che si è sviluppato il progetto di Caravaggio, quest’altra ambiziosa miniserie Rai www.rai.it che dopo ben sette anni di sceneggiature e di riprese, ha visto la sua luce, finalmente, in anteprima alla 1° edizione di RomaFictionFest,www.romafictionfest.itSono i quadri di questo genio, a spiegarci chi era come uomo” ha affermato Andrea Purgatori, sceneggiatore della fiction con James H. Carrington, con la scenografia di Giantito Burchiellaro, i costumi di Lia Morandini e le musiche di Luis Bacalov. “Essi ci mostrano un ribelle. Ma anche un uomo con il culto della libertà di esprimersi, di vivere a modo proprio, di sentirsi cittadino del mondo”.

 

Un genio modernissimo, pur all’interno di una precisa cornice storica”, lo ha definito Angelo Longoni, regista del film. “Colui che ha raccontato il rapporto fra umano e divino attraverso la luce”, ha sintetizzato Vittorio Storaro, premio Oscar più di una volta, che ha ricreato luci ed ombre del Caravaggio. “Ma anche con l’oscurità, che in Caravaggio è importante quanto la luce, perché necessaria ad illuminare sé stesso”.

Azzeccata la scelta del personaggio interpretato da Alessio Boni che ha dato tanto, come ha affermato, “impeto, sangue, sudore, con la spada come con il pennello. Non avevo mai interpretato un personaggio reale.

 

E siccome non puoi avvicinarti ad un’anima simile senza conoscerne l’opera, ho voluto vedere tutti i suoi quadri, leggere tutte le sue biografie, guardato i dipinti con il binocolo per osservare la direzione delle pennellate. Ho preso lezioni e mi sono messo a dipingere anch’io prelati e prostitute. Ho imparato la respirazione del pittore che deve prendere certi fiati per abbattersi poi sul quadro. Lui non si risparmiava di certo – spiega l'attore - arrivava alla vertigine e alla perdizione. Finché non mi sono reso conto di alcune, folgoranti coincidenze. Lui giunse a Roma a 21 anni dalla provincia di Bergamo, come me. Lui firmò il contratto per il quadro che segnò il suo inizio fortunato, La chiamata di san Matteo, il 4 luglio, lo steso giorno in cui sono nato io.

 

Lui ebbe un fratello sacerdote – sottolinea l'attore - come me; fu beneficato da un certo Orazio Costa, che è lo stesso nome del mio insegnante teatrale. E quando ho girato la scena della sua morte, a 39 anni, avevo appena compiuto 39 anni anch’io. Mi sentivo quasi meglio nei suoi panni che in jeans e scarpe da ginnastica”.
La vita di Caravaggio è stata alquanto turbolenta ed ha ispirato una miscellanea un po’ “pulp” con sangue, trasgressioni sessuali, violenza che molti non potrebbero apprezzare.

 

Si è chiesto Purgatori: “Come spiegare in che modo Caravaggio avesse l’ispirazione? E’ impossibile. Così abbiamo cercato di evitare le spiegazioni. E ci siamo limitati a raccontare la sua vita, magari riempiendo i buchi neri della biografia, soprattutto nel periodo dell’infanzia e della adolescenza, provando ad immaginare quali esperienze potessero aver segnato il suo futuro di uomo e di artista”.
“Ha concluso il regista Longoni: “Di alcuni quadri abbiamo raccontato la storia già conosciuta: di altri l’abbiamo inventata. Quel che conta è che questo film risulti un’opera viva e non scolastica”.
Giancarlo Leone