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Cannes, il giorno dopo

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Cannes il giorno giorno dopo

Cannes il giorno dopo non Ãcopyright più la stessa. Ormai Ãcopyright tutto un lavoro all’incontrario, smontare, impacchettare …buttare senza quella gioiosa allegria che aveva invece caratterizzato, due settimane fa, la preparazione di questa sessantesima edizione del festival più glamour del mondo. 2500 persone hanno calpestato, durante tutto il periodo seimila metri lineari del tappeto rosso più filmato del pianeta, sostituiti ad ogni nuova proiezione  da una equipe velocissima che in 30 minuti rimetteva a nuovo i 200 metri del percorso d’onore.
Mariangiola Castrovilli

Jane fonda premia con la Palma d'oro
il regista rumeno Cristian Mungiu

Moltissime le star, ed oltre a tutto il jet set europeo, sembrava che Hollyvood si fosse trasferita sulla Croisette, tutti con qualcosa da dire, da commentare, da spiegare con sorrisi a 64 denti per la gioia di fans, fotografi e telecamere. E i soliti fans che anche quest’anno hanno montato la guardia in ranghi compatti di 4 o 5 file dietro le transenne fin dalle prime luci dell’alba, attendendo sotto un sole cocente più estivo che primaverile, le loro star del cuore.

George Clooney

Moltissimi anche i film e non solo nelle competizioni ufficiali, ma anche nelle varie sezioni parallele. Tirando un bilancio il tema principale, che evidentemente aleggia nell’aria come il filo conduttore per la moda che ogni sei mesi rinnova le sue proposte, qui a Cannes è stato il dolore, la prova, che con diversi toni e colori ha informato un po’ tutta la competizione ufficiale.

Brad Pitt

Ma più che  un’immersione nel buio e nella disperazione, è stata un’occasione per pensare, un viaggio all’interno di noi stessi  alla ricerca di qualcosa di più profondo, avvicinare, se non toccare l’idea della morte e rinascere con il regalo di un soffio di energia spirituale, che ci permetta di vedere le cose sotto un’altra prospettiva. Non la fine di qualcosa che conosciamo ma un nuovo inizio in una dimensione.

Jane fonda premia con la Palma d'oro
il regista rumeno Cristian Mungiu

E tutto questo passando per film come il bellissimo 4mesi, 3 settimane e 2 giorni diCristian Mungiu,vincitore a buon diritto della Palma d’oro e del Fipresci Award, ed il russo Izgnanie di Andrei Zvyaguintsev,(tutti e due sul delicato tema dell’aborto) o Le scaphandre et le papillon di Julian Schnabel( la paralisi fisica vissuta consapevolmente).

Julian Schnabel

E poi il lutto e l’annullamento di se stessi dopo una  separazione che abbiamo visti espressi diversamente in Nos Chanson d’amour di Christoph OnorÃcopyright, Thelim di Raphael Nadjari, Luci silenziose di Carlos Reygadas, Secret Sunshine del coreano Lee Chandong(le pene di una vedova che perde anche il figlio rapito e assassinato) e La foresta di Mogari della giapponese Naomi Kawase.

Chansons d'amour

E poi le vicende  personali che s’intrecciano con gli avvenimenti politici, come per il delizioso Persepolis dell’esiliata iraniana Marjane Satrapis, Alexandra di Sokourov, forse il più bel film di Cannes, e poi ancora l’indigenza sociale in Import/Export dell’austriaco Ulrich Seidi, immigrazione ,terrorismo ed integrazione culturale in De l’autre cotÃcopyright del turco Fatih Akin ed la deliziosa satira tra conservazione dei valori tradizionali e l’affarismo targato usa di Emir Kustarika.

La foresta di Mogari

Deludente invece il premio del 60° attribuito ad un film che non ha niente di speciale, Paranoid Park di Gus Van Sant. Il più soddisfatto, oltre naturalmente ai laureati, è Gilles Jacob che ha ricevuto dal Museo d’arte moderna di New York la richiesta per il suo Chacun son cinema, il film che ha inventato e prodotto, un omaggio alle sale cinematografiche firmato da 35 registi tra i più famosi del mondo.
Mariangiola Castrovilli