Dopo anni passati a chiedersi come coinvolgere gli uomini adulti, poco attratti dalle riviste e dagli spot televisivi, nel complicato meccanismo pubblicitario, i creativi hanno finalmente trovato la soluzione giusta, nascosta proprio dentro agli armadidelle loro inafferrabili “prede”. Luana Andreoni
Dopo anni passati a chiedersi come coinvolgere gli uomini adulti, poco attratti dalle riviste e dagli spot televisivi, nel complicato meccanismo pubblicitario, i creativi hanno finalmente trovato la soluzione giusta, nascosta proprio dentro agli armadidelle loro inafferrabili “prede”.
Ebbene, qualsiasi uomo, anche il più insensibile al fascino della reclame, apre e chiude le ante del proprio guardaroba molte volte al giorno, alla ricerca di un abito o di una camicia. Perché dunque non sfruttare quei momenti per reclamizzare il proprio prodotto?
L’idea è venuta ad un’azienda americana, la Hanger Network, che ha creato delle grucce pronte per essere brandizzate in fase di produzione, ossia idonee ad ospitare la pubblicità di qualsivoglia prodotto sulla propria superficie.
Un’idea semplice, economica e davvero innovativa, che sembra aver riscosso il favore di tutti.Le lavanderie, principiali acquirenti di grucce, hanno il loro tornaconto: una parte del costo degli appendini, infatti, è sostenuto dalle aziende committenti degli spot, apportando un evidente vantaggio economico.
Dice infatti Brian Leibovitz, manager della catena Royal White Laundry:“Il successo degli hangar brandizzati è stato immediato, e dopo un test con 2500 pezzi, ne abbiamo ordinati altri 12mila nelle scorse settimane. Considerando che un box da 500 ci costa fra i 12 e i 18 dollari, con il supporto delle imprese abbiamo dimezzato le spese negli acquisti”.
Le aziende, a loro volta, ottengono una capillare visibilità delmessaggio pubblicitario, distribuito dalle lavanderie direttamente ai clienti che vanno a ritirare i capi lavati, appoggiati su “grucce sponsorizzate”.
Una pubblicità a macchia d’olio: basti pensare che la Hanger rifornisce un network di 35mila lavanderie, sparse nell’America del Nord, che formano un circuito di distribuzione presente su tutto il territorio USA. Ne beneficia persino l’ambiente: le grucce sono fatte al 100% con carta riciclata, il che le rende ecologiche e quindi più “tollerabili”.
Dopo i primi successi di quello che è stato definito “hangar adv”, sperimentato in primo luogo da aziende come Revlon e L’Oreal, anche i marchi del settore food iniziano a muoversi.Dunkin’ Donuts, ad esempio, ha stampato la sua pubblicità su 300mila appendini di lavanderie newyorkesi: su ognuno è stato impresso un coupon per ritirare un caffè nei vari punti vendita della città. Risultato?
La notorietà del brand è schizzata alle stelle, come hanno sottolineato i vertici dell’azienda, e con una spesa di appena 78mila dollari, una cifra davvero piccolissima nel costoso mondo del marketing.Gli unici che per il momento non hanno di che gioire sono i consumatori: alla violazione del loro guardaroba da parte dei pubblicitari non sembra corrispondere alcun vantaggio, e gli spazi liberi dal marketing diminuiscono sempre più. Una volta si temeva di aprire l’armadio per paura dell’uomo nero, oggi….dall’advertising si salvi chi può! Luana Andreoni