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Piccolo dizionario della inuguaglianza femminile

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L’inuguaglianza femminile
nelle note di una
letterata svizzera

Una scrittrice svizzera, Alice Cerosa, a suo tempo premiata a Viareggio per un bel romanzo, ha curato un singolare Piccolo dizionario della inuguaglianza femminile pubblicato dall’editore Nottetempo, nel quale, in ordine alfabetico, sono annotate originali considerazioni sull’universo femminile.
Carlo Vallauri

 

 

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Dalla iniziale voce “anima” – “principio immateriale della vita degli esseri viventi di cui non dispongono i cani, ma di cui adesso usufruiscono anche le donne”, come precisa la voce “donna” – a “coscienza” (“anche di essa non si sa né donde provenga né dove vada né tanto meno cosa sia”), e poi via via ad altri vocaboli-chiave per la comprensione del mondo conosciuto è un susseguirsi di acute e raffinate chiose (non a caso nell’introduzione Tatiana Crivelli cita il Sillabario di Goffredo Parise) tra sorprendenti affermazioni, che toccano ogni punto dello scibile da “Dio” a “democratico cristiano” (colui che “vive al di fuori del bene e del male”).

 

Interessante la precisazione che “una donna non è una femmina ma un prodotto culturale” che si è formato attraverso l’abbandono della naturale identificazione biologica per assumere un innaturale “vuoto involucro concettuale”, mentre Eva viene vista come “bestia , acqua o fiore terrestre o fossile”.

 

Estrema cellula amministrativa dell’organizzazione sociale patriarcale, è invece definita di “famiglia” che esegue per lo Stato una fondamentale attività di monovalenza, amministrando in sua vece i cittadini necessitati di tutela. Si precisa altresì che il termine “femminile” indica tutte le femmine di tutte le specie, mentre il termine “donna” distingue, dalle altre, la femmina umana”.

 

Così tra il serio ed il faceto l’A. illustra i caratteri della femminilità (che sarebbe un “modello di identificazione di carattere teorico, termine di cui si mette in rilievo l’assunzione consenziente della subordinazione grammaticale) per passare quindi a considerare più omnicomprensive (il “lavoro” come maledizione) le leggi naturali ed artificiali.

 

Gli interessi prevalenti della Ceresa emergono ancora di più nelle varie distinzioni sottili in campo letterario. Molto sottile quanto si legge alla voce “madre” che sottolinea il ruolo naturale della riproduzione della specie, e nel contempo pone problemi di lessico nel rapporto madre-donna.

 

Come si vede, nessuna concessione alle conversazioni correnti mentre attorno alla “morale” illustrata dalle fiabe o dalle parabole si mette in rilievo i falsi contenuti rintracciabili spesso nelle mode. La guerra dei sessi offre poi l’occasione per approfondire l’origine delle differenze biologiche e spiegare quindi che la guerra tra sessi non dovrebbe esistere perché si tratta di ruoli fissati per legge naturale.

 

Infine dopo la divertente descrizione della Svizzera e della coesistenza delle differenti provenienze, la strenua difesa dell’elettorato unico maschile viene spiegata come “fiero baluardo di irriducibile virilità”. Nell’appendice la liberalizzazione dell’aborto viene accompagnata da richiami sulla copulazione e sulla riproducibilità regolamentata al di fuori di ogni logica.

 

Non manca un richiamo all’ “amore”: come sentimento e come sesso, il primo riferito all’anima, il secondo agli impulsi naturali. Nella postfazione Jacqueline Bisset chiude l’affascinante scrittura del libro ed in particolare sottolinea come l’A. abbia operato una “destabilizzazione” delle certezze sui temi ironicamente affrontati. Una lettura che stuzzica la mente: ogni tanto non dispiace!
Carlo Vallauri